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Il drafting nel ciclismo consiste nel pedalare subito dietro a un altro ciclista per sfruttare l’aria che ha già spostato. In italiano si dice “stare a ruota” o “andare in scia”. In pianura fra 32 e 40 km/h, chi sta a ruota a un solo compagno consuma dal 18% al 27% di ossigeno in meno rispetto a chi pedala isolato, e si arriva al 39% in coda a un gruppo di otto (McCole e colleghi, Journal of Applied Physiology, 1990). Nel cuore di un plotone di oltre cento corridori la resistenza aerodinamica scende al 5-10% di quella di un corridore solo (Blocken e colleghi, 2018). Quanto risparmi dipende da quattro cose: velocità, distanza dalla ruota davanti, dimensione del gruppo e posizione occupata dentro al gruppo.
Perché la scia funziona
Sopra i 25-30 km/h la resistenza dell’aria diventa la voce dominante di tutto ciò che ti frena in piano: cresce con il quadrato della velocità, e la potenza per vincerla con il cubo. Chi apre la strada si lascia dietro una zona di flusso rallentato, e chi ci entra trova meno aria da spostare.
Un equivoco da chiarire subito: quasi tutte le percentuali pubblicate misurano la riduzione della resistenza aerodinamica, non della potenza alla pedivella. Sui watt pesano anche attrito volvente, trasmissione e pendenza, che la scia non tocca: meno 25% di resistenza a 40 km/h vale circa meno 20% di watt. E il “40% di energia risparmiata” che si legge ovunque non ha riscontro con due soli ciclisti, arriva solo in un gruppo numeroso. Con un misuratore di potenza lo verifichi in tempo reale.
Quanto si risparmia, posizione per posizione
| Posizione | Riduzione misurata | Fonte |
|---|---|---|
| Da solo | 0%, è il riferimento | – |
| Primo, chi tira | 0,4-2,6% di resistenza, in pratica nulla | Blocken 2013 |
| Secondo, a ruota | 21-27% di resistenza; 18% di ossigeno in meno a 32 km/h, 27% a 37-40 km/h | Blocken 2013; McCole 1990 |
| Terzo o quinto in fila indiana | 27% a 40 km/h, identico al secondo: in una fila corta oltre la seconda ruota non si guadagna altro | McCole 1990 |
| In coda a un gruppo di otto | 39% di ossigeno in meno a 40 km/h | McCole 1990 |
| Centro-retro di un plotone di 121 | resistenza ridotta al 5-10% di quella di un isolato | Blocken 2018 |
Quanto pesa la distanza dalla ruota
Blocken e colleghi (2013) hanno simulato in CFD, con validazione in galleria del vento, due ciclisti in fila a 54 km/h variando lo spazio fra le ruote.
| Spazio fra le ruote | Mani sulla piega bassa | Posizione da cronometro |
|---|---|---|
| 1 cm | -23,1% | -13,8% |
| 25 cm | -22,9% | -13,4% |
| 50 cm | -22,1% | -12,8% |
| 1 m | -21,4% | -11,7% |
Il dato controintuitivo: fra un centimetro e un metro si perdono meno di due punti percentuali. Incollarsi alla ruota non regala quasi niente e ti toglie il margine di reazione, per cui chi corre in gruppo con sicurezza tiene 30-50 centimetri. Pesa molto di più l’allineamento laterale: le misure su pista con formazioni reali (Spoelstra e colleghi, 2021) danno riduzioni fra il 27% e il 67% a seconda dello scostamento longitudinale e laterale. Scivolare mezzo metro di lato ti butta fuori dalla scia prima che scivolare mezzo metro indietro.
Il lessico che si usa davvero in gruppo
- Stare a ruota: pedalare in scia. “Stai a ruota” vuol dire mettiti dietro e non tirare.
- Tirare (o fare l’andatura): stare davanti e prendersi il vento per tutti.
- Dare il cambio: uscire dalla prima posizione e lasciare il posto a chi segue.
- Ventaglio: con vento laterale il gruppo si dispone in diagonale, perché la scia si sposta di lato. Chi resta fuori dal ventaglio salta.
- Elastico: l’effetto fisarmonica in fondo al gruppo, dove ogni variazione davanti si amplifica.
- Succhiare la ruota: stare in scia tutta l’uscita senza mai passare davanti.
Come si entra e si esce dal cambio
- Chi tira mantiene potenza costante, non velocità costante. Se insegui il numero sul ciclocomputer in salita o con vento, strappi il gruppo.
- Prima di uscire guardi indietro sopra la spalla, segnali con la mano e ti sposti dal lato riparato dal vento: con vento da sinistra esci a sinistra, così chi arriva trova la scia pulita.
- Appena fuori dalla fila alleggerisci, non frenare, e ti lasci scivolare indietro mentre il gruppo passa.
- Chi prende la testa non accelera. È l’errore più comune: si sente l’aria, si dà una spinta e il gruppo si spezza dietro.
- Quando ti supera l’ultimo, rilanci un attimo prima e rientri in coda senza dover fare uno sprint.
La durata del cambio non è una regola: 30 secondi in un gruppo omogeneo, 10-15 in una rotazione veloce, e cinque secondi vanno benissimo se sei il più debole. Meglio un cambio corto e regolare che uno lungo che finisce con te staccato. Per costruire la base che regge le uscite di gruppo, qui c’è un programma di allenamento per principianti.
Sicurezza in scia: le regole non negoziabili
- Mai sovrapporre la ruota. Se la tua anteriore finisce a fianco della posteriore di chi precede, basta uno spostamento di venti centimetri per toccarti. In quella dinamica cade sempre chi sta dietro, perché la ruota anteriore viene deviata di colpo.
- Non guardare la ruota davanti. Guarda le spalle di chi ti precede e, attraverso il gruppo, la strada: la ruota la tieni con la visione periferica.
- Non frenare di scatto. Per rallentare ti alzi, esci di mezzo corpo nel vento e smetti di spingere.
- Segnala tutto, a voce e con la mano: buche, tombini, ghiaia, rallentamenti, auto in sosta. Chi sta in scia non vede l’asfalto, vede una schiena.
- Traiettorie prevedibili. Niente scarti, niente cambi di linea per prendere la borraccia.
- Quando non stare in scia: asfalto bagnato o sporco, discese tecniche, traffico urbano, persone di cui non hai mai visto la guida, e ogni volta che sei troppo stanco per reagire in fretta. In quei casi si allarga a due o tre metri: costa una manciata di watt e risparmia una clavicola.
In gruppo la visibilità è responsabilità collettiva: chi apre e chi chiude la fila deve avere le luci accese anche di giorno. Ecco come scegliere le luci per bici tra lumen e lux.
La scia dietro auto, moto e camion: non fatelo
Funziona benissimo, ed è proprio questo il problema. Nello studio del 1990 stare dietro a un veicolo a 40 km/h ha ridotto il consumo di ossigeno del 62%, il valore più alto di tutta la ricerca. Le simulazioni di Blocken e colleghi (Sports Engineering, 2020) hanno misurato che dietro a una moto la resistenza del ciclista scende al 52% del valore da isolato a 2,64 metri, e resta ridotta al 77% perfino a 10 metri.
Il rischio sta in tutto il resto. Dietro a un mezzo motorizzato non vedi la strada e buche, chiusini e ghiaia arrivano senza preavviso. Un’auto frena in molto meno spazio di quanto ti serva per fermarti, il conducente in genere non sa che sei lì, e intanto respiri i gas di scarico. Il Codice della Strada impone una distanza di sicurezza adeguata a tutti i veicoli, bicicletta compresa. L’allenamento dietro motore esiste nel ciclismo agonistico, ma si fa con derny o scooter guidati da piloti esperti su percorsi scelti: non ha niente a che vedere con l’agganciarsi a un furgone in tangenziale. Su strada aperta non si fa.
In salita la scia serve ancora?
Meno, ma sì, e la vecchia convinzione che in salita non serva è stata smontata da uno studio dedicato. Van Druenen e Blocken (Sports Engineering, 2021) hanno simulato il drafting in pendenza e su un 7,5% hanno trovato un risparmio di potenza superiore al 7% a circa 22 km/h e oltre il 16% a circa 29 km/h. La resistenza dell’aria cala con la velocità ma non sparisce. Sotto i 15 km/h, però, il vantaggio diventa marginale e conta molto di più il peso di bici e ciclista.
Regolamento: dove la scia è vietata
Triathlon: draft legal e no draft
Nelle gare draft legal (circuito élite e junior di World Triathlon, prove olimpiche, molte super sprint) la scia è consentita e la frazione in bici diventa una corsa in gruppo. Nelle gare no draft, che comprendono quasi tutto l’age group e i circuiti IRONMAN e 70.3, la scia è vietata: nel regolamento IRONMAN la zona di scia per gli age group è di 12 metri dalla ruota anteriore di chi precede, con 25 secondi per completare il sorpasso una volta entrati nella zona, e per i professionisti la distanza è stata portata a 20 metri. Le sanzioni vanno dallo stop and go alla penalità in tempo, fino alla squalifica. La Federazione Italiana Triathlon indica sempre se la prova è draft legal o no draft: verificalo prima di iscriverti, perché cambia preparazione e bici. Qui la tabella delle distanze di triathlon e Ironman.
Granfondo e mediofondo
Nelle granfondo italiane, gare con partenza in linea sotto regolamento della Federazione Ciclistica Italiana, la scia è libera ed è la chiave della corsa: trovare il gruppo giusto nei primi chilometri di pianura vale più dell’ultimo mese di allenamento. Il vincolo non è regolamentare ma stradale, perché molti percorsi sono a traffico controllato e non chiuso. Le penalità riguardano i tagli di percorso e il comportamento pericoloso, non la scia in sé.
Domande frequenti
Quanta energia si risparmia davvero stando a ruota?
Dietro a un solo ciclista, dal 18% al 27% di ossigeno consumato in meno a seconda della velocità (32-40 km/h). In coda a un gruppo di otto si arriva al 39%. In un plotone di oltre cento corridori la resistenza di chi sta al centro scende al 5-10% di quella di un isolato. Il 40% citato ovunque vale solo per il gruppo numeroso, non per due persone in fila.
A quanti centimetri bisogna stare dalla ruota davanti?
Fra 30 e 50 centimetri è un buon compromesso. Passare da un metro a un centimetro aggiunge meno di due punti percentuali di riduzione della resistenza, quindi non vale il rischio di contatto. Conta molto di più restare allineati dietro alla ruota e non di lato.
Chi tira guadagna qualcosa dal ciclista che ha dietro?
Pochissimo: fra lo 0,4% e il 2,6% di resistenza in meno, più alto in posizione da cronometro. È reale ma trascurabile, ed è per questo che esiste il cambio.
Posso stare in scia a un’auto per andare più forte?
No. Il vantaggio è enorme, fino al 62% di ossigeno risparmiato a 40 km/h, ma non vedi la strada, non hai spazio per fermarti se il veicolo frena, il conducente spesso non sa che ci sei e respiri i gas di scarico. Il Codice della Strada impone una distanza di sicurezza anche alle biciclette. Su strada aperta è una pratica da evitare sempre.
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