Views: 349
Lo sviluppo metrico di una fixie è la distanza percorsa a ogni giro completo di pedivella, e si calcola con una formula sola: sviluppo (m) = (denti corona ÷ denti pignone) × circonferenza della ruota (m). Con un 46×16 su ruote 700×25 il conto è (46 ÷ 16) × 2,105 = 6,05 metri. In Italia si ragiona in metri, non in gear inches come nei siti americani. Come riferimento: sotto i 5,4 metri si sale con più facilità, fra 5,4 e 6,1 metri sta l’uso urbano della maggior parte dei ciclisti, sopra i 6,3 metri si guadagna velocità in pianura e si paga ogni rampa.
La formula, pezzo per pezzo
Su una bici a scatto fisso ci sono due sole ruote dentate: la corona davanti, solidale alle pedivelle, e il pignone dietro, avvitato sul mozzo. Il loro rapporto è un numero puro, denti corona ÷ denti pignone. Un 48×17 dà 2,82: a ogni giro di pedivella la ruota posteriore compie 2,82 giri.
Il rapporto da solo non dice quanta strada fate, perché dipende anche da quanto è grande la ruota. Per arrivare ai metri serve la circonferenza di rotolamento, quella che i ciclocomputer chiamano rollout.
| Copertone (ruota 700c) | Circonferenza |
|---|---|
| 700×23 | 2,096 m |
| 700×25 | 2,105 m |
| 700×28 | 2,136 m |
| 700×32 | 2,155 m |
Quindi 48×17 su 700×25 vale 2,82 × 2,105 = 5,94 metri. Passare da 700×25 a 700×28 aggiunge appena 9 centimetri: il copertone conta poco, la coppia corona/pignone conta tutto.
Tabella degli sviluppi più usati su fixie
Sviluppi calcolati su ruote 700×25 (2,105 m). La velocità è quella che tenete a 90 pedalate al minuto. L’ultima colonna è la parte che quasi nessuna guida tradotta riporta correttamente: i punti di frenata sul copertone.
| Corona x pignone | Rapporto | Sviluppo | A 90 rpm | Skid patch |
|---|---|---|---|---|
| 42×18 | 2,33 | 4,91 m | 26,5 km/h | 3 |
| 44×18 | 2,44 | 5,15 m | 27,8 km/h | 9 |
| 48×18 | 2,67 | 5,61 m | 30,3 km/h | 3 |
| 46×17 | 2,71 | 5,70 m | 30,8 km/h | 17 |
| 44×16 | 2,75 | 5,79 m | 31,3 km/h | 4 |
| 48×17 | 2,82 | 5,94 m | 32,1 km/h | 17 |
| 46×16 | 2,88 | 6,05 m | 32,7 km/h | 8 |
| 48×16 | 3,00 | 6,32 m | 34,1 km/h | 1 |
| 50×16 | 3,13 | 6,58 m | 35,5 km/h | 8 |
Il 46×16 e il 48×17 sono i montaggi di serie della maggior parte delle fixie vendute in Italia, e non è un caso: stanno entrambi appena sotto i 6,1 metri, dove la bici resta guidabile in città senza diventare lenta sui lungofiume. Se state ancora valutando la bici e non solo i rapporti, telaio e componenti sono trattati in come scegliere una bici fixed gear.
Quale sviluppo per il vostro terreno
Il criterio non è il gusto personale, è la pendenza massima che incontrate regolarmente. Su una fixie non potete scalare, quindi il rapporto va tarato sulla salita peggiore del percorso abituale, non sulla media.
- Città collinare, rampe oltre l’8% (Genova, Perugia, Siena): 4,9 – 5,4 m, cioè 42×18 o 44×18. Perdete velocità di punta ma restate in sella dove altri scendono e spingono.
- Città pianeggiante e uso misto (Milano, Torino, Bologna, Padova): 5,6 – 6,1 m, cioè 48×18, 46×17, 44×16 o 46×16. La finestra più equilibrata, quella dei montaggi di serie.
- Pianura e velocità (Ferrara, Ravenna, bassa lombarda): 6,3 m e oltre, cioè 48×16 o 50×16. Da evitare se il rientro a casa prevede un cavalcavia ripido.
- Pista: si sale oltre i 7 metri, ma è un contesto senza partenze da fermo nel traffico e senza semafori.
Se questi numeri vi dicono che il percorso ha davvero bisogno di più di un rapporto, la risposta non è cambiare pignone ogni mese: è una bici con il cambio, e il confronto fra le due impostazioni classiche è in trasmissione 1x contro 2x.
La cadenza decide più del terreno
Sviluppo e cadenza sono legati da velocità (km/h) = sviluppo (m) × cadenza (giri/min) × 0,06. Rovesciando la formula trovate la cadenza che il rapporto vi impone a una certa andatura. A 25 km/h, andatura urbana normale, un 44×18 (5,15 m) vi tiene a 81 pedalate al minuto, un 46×16 (6,05 m) a 69, un 48×16 (6,32 m) a 66.
Sotto i 60 rpm si spinge sui pedali invece di girare le gambe, e su una fixie questo significa ginocchia sotto sforzo a ogni ripartenza da fermo. Sopra i 110 rpm in discesa la bici comincia a rimbalzarvi sotto, perché lo scatto fisso non vi lascia smettere di pedalare. Partite quindi dalla velocità a cui viaggiate davvero, non da quella che vorreste, e cercate il rapporto che a quell’andatura vi lascia fra 75 e 95 rpm.
Skid patch: perché il pignone cambia l’usura del copertone
Chi frena bloccando le gambe consuma il copertone posteriore sempre negli stessi punti. Quanti siano dipende solo dalla matematica del rapporto: si riduce la frazione corona/pignone ai minimi termini e il denominatore che resta è il numero di skid patch. Un 48×16 si semplifica in 3/1, una sola zona di contatto, e il copertone cede lì in poche settimane. Un 46×16 diventa 23/8, otto punti distribuiti. Un 48×17, con 17 numero primo, ne dà diciassette, l’usura più uniforme possibile. Se sapete bloccare con entrambi i piedi avanti, i punti raddoppiano.
Il conto vale solo se frenate di gambe. Con i freni installati, e l’articolo 68 del Codice della Strada ne impone uno indipendente per ciascun asse su strada aperta, il problema si ridimensiona e potete scegliere guardando solo cadenza e terreno. I calcolatori di riferimento per queste combinazioni restano quelli di Sheldon Brown.
Cambiare rapporto in pratica
Conviene quasi sempre toccare il pignone, non la corona: costa meno, si smonta con due chiavi e ogni dente sposta lo sviluppo di 30-35 centimetri. Servono una chiave a catena per bloccare la corona dentata e una chiave per la ghiera. Passare da 16 a 17 denti su una corona da 48 vi porta da 6,32 a 5,94 metri, abbastanza da sentirlo sulla prima salita.
Due avvertenze. Su forcellino orizzontale avete circa due denti di margine per lato prima di restare senza corsa per tendere la catena, e il pignone deve avere il passo giusto, quasi sempre 1/8 di pollice su fixie da strada. A parità di sviluppo, poi, corona e pignone grandi (48×17 invece di 42×15) distribuiscono lo sforzo su più denti e durano di più. Se la bici di partenza è una entry level con trasmissione scadente conviene cambiare tutto il pacchetto: i modelli che valgono i soldi sono in bici single speed economiche sotto i 500 euro.
Domande frequenti
Qual è lo sviluppo migliore per iniziare con una fixie?
Un 46×17 o un 48×18, cioè fra 5,6 e 5,7 metri. Sono abbastanza corti da permettere ripartenze da fermo senza affaticare le ginocchia e da lasciare margine sulle prime salite, abbastanza lunghi da non farvi girare a vuoto sui rettilinei. Da lì allungate togliendo un dente al pignone quando la cadenza vi sembra troppo alta.
Cosa cambia fra rapporto e sviluppo metrico?
Il rapporto è il numero puro corona ÷ pignone (per esempio 2,88) e ignora la ruota. Lo sviluppo metrico moltiplica quel numero per la circonferenza di rotolamento e vi dà i metri percorsi a ogni giro di pedivella (6,05 m). Solo lo sviluppo è confrontabile fra bici con ruote diverse, ed è la misura usata in Italia. I gear inches dei siti americani sono un terzo modo di dire la stessa cosa: diametro ruota in pollici per il rapporto.
Come calcolo lo sviluppo con ruote 650b o 26 pollici?
La formula non cambia, cambia solo la circonferenza: una 650bx47 misura circa 2,10 m, una 26×1,75 circa 2,07 m. Il dato più affidabile resta la misura diretta. Segnate un punto sul copertone, fate rotolare la bici per un giro completo con il vostro peso in sella e misurate la distanza fra le due impronte.
Views: 349
