mercoledì 7 Ottobre 2026
Guide e prove di ciclismo, dal 2022
Guide · Prove su strada · Storie
Bici che Amore
Il punto di riferimento del ciclismo

Sviluppo per bici fixie: come scegliere il rapporto giusto

Simone Rogini
Redazione
VerificatoAggiornato · Luglio 2026 · 6 min
Sviluppo per bici fixie: come scegliere il rapporto giusto
Pedalare in città con stile e passione, scopri le biciclette di Bici che Amore per un'esperienza di ciclismo urbana unica.
4.3/5 - (6 votes)

Views: 349

Lo sviluppo metrico di una fixie è la distanza percorsa a ogni giro completo di pedivella, e si calcola con una formula sola: sviluppo (m) = (denti corona ÷ denti pignone) × circonferenza della ruota (m). Con un 46×16 su ruote 700×25 il conto è (46 ÷ 16) × 2,105 = 6,05 metri. In Italia si ragiona in metri, non in gear inches come nei siti americani. Come riferimento: sotto i 5,4 metri si sale con più facilità, fra 5,4 e 6,1 metri sta l’uso urbano della maggior parte dei ciclisti, sopra i 6,3 metri si guadagna velocità in pianura e si paga ogni rampa.

La formula, pezzo per pezzo

Su una bici a scatto fisso ci sono due sole ruote dentate: la corona davanti, solidale alle pedivelle, e il pignone dietro, avvitato sul mozzo. Il loro rapporto è un numero puro, denti corona ÷ denti pignone. Un 48×17 dà 2,82: a ogni giro di pedivella la ruota posteriore compie 2,82 giri.

Il rapporto da solo non dice quanta strada fate, perché dipende anche da quanto è grande la ruota. Per arrivare ai metri serve la circonferenza di rotolamento, quella che i ciclocomputer chiamano rollout.

Copertone (ruota 700c)Circonferenza
700×232,096 m
700×252,105 m
700×282,136 m
700×322,155 m
Valori delle tabelle di taratura dei ciclocomputer. Per il dato esatto misurate il rollout con il vostro peso in sella.

Quindi 48×17 su 700×25 vale 2,82 × 2,105 = 5,94 metri. Passare da 700×25 a 700×28 aggiunge appena 9 centimetri: il copertone conta poco, la coppia corona/pignone conta tutto.

Tabella degli sviluppi più usati su fixie

Sviluppi calcolati su ruote 700×25 (2,105 m). La velocità è quella che tenete a 90 pedalate al minuto. L’ultima colonna è la parte che quasi nessuna guida tradotta riporta correttamente: i punti di frenata sul copertone.

Corona x pignoneRapportoSviluppoA 90 rpmSkid patch
42×182,334,91 m26,5 km/h3
44×182,445,15 m27,8 km/h9
48×182,675,61 m30,3 km/h3
46×172,715,70 m30,8 km/h17
44×162,755,79 m31,3 km/h4
48×172,825,94 m32,1 km/h17
46×162,886,05 m32,7 km/h8
48×163,006,32 m34,1 km/h1
50×163,136,58 m35,5 km/h8

Il 46×16 e il 48×17 sono i montaggi di serie della maggior parte delle fixie vendute in Italia, e non è un caso: stanno entrambi appena sotto i 6,1 metri, dove la bici resta guidabile in città senza diventare lenta sui lungofiume. Se state ancora valutando la bici e non solo i rapporti, telaio e componenti sono trattati in come scegliere una bici fixed gear.

Quale sviluppo per il vostro terreno

Il criterio non è il gusto personale, è la pendenza massima che incontrate regolarmente. Su una fixie non potete scalare, quindi il rapporto va tarato sulla salita peggiore del percorso abituale, non sulla media.

  • Città collinare, rampe oltre l’8% (Genova, Perugia, Siena): 4,9 – 5,4 m, cioè 42×18 o 44×18. Perdete velocità di punta ma restate in sella dove altri scendono e spingono.
  • Città pianeggiante e uso misto (Milano, Torino, Bologna, Padova): 5,6 – 6,1 m, cioè 48×18, 46×17, 44×16 o 46×16. La finestra più equilibrata, quella dei montaggi di serie.
  • Pianura e velocità (Ferrara, Ravenna, bassa lombarda): 6,3 m e oltre, cioè 48×16 o 50×16. Da evitare se il rientro a casa prevede un cavalcavia ripido.
  • Pista: si sale oltre i 7 metri, ma è un contesto senza partenze da fermo nel traffico e senza semafori.

Se questi numeri vi dicono che il percorso ha davvero bisogno di più di un rapporto, la risposta non è cambiare pignone ogni mese: è una bici con il cambio, e il confronto fra le due impostazioni classiche è in trasmissione 1x contro 2x.

La cadenza decide più del terreno

Sviluppo e cadenza sono legati da velocità (km/h) = sviluppo (m) × cadenza (giri/min) × 0,06. Rovesciando la formula trovate la cadenza che il rapporto vi impone a una certa andatura. A 25 km/h, andatura urbana normale, un 44×18 (5,15 m) vi tiene a 81 pedalate al minuto, un 46×16 (6,05 m) a 69, un 48×16 (6,32 m) a 66.

Sotto i 60 rpm si spinge sui pedali invece di girare le gambe, e su una fixie questo significa ginocchia sotto sforzo a ogni ripartenza da fermo. Sopra i 110 rpm in discesa la bici comincia a rimbalzarvi sotto, perché lo scatto fisso non vi lascia smettere di pedalare. Partite quindi dalla velocità a cui viaggiate davvero, non da quella che vorreste, e cercate il rapporto che a quell’andatura vi lascia fra 75 e 95 rpm.

Skid patch: perché il pignone cambia l’usura del copertone

Chi frena bloccando le gambe consuma il copertone posteriore sempre negli stessi punti. Quanti siano dipende solo dalla matematica del rapporto: si riduce la frazione corona/pignone ai minimi termini e il denominatore che resta è il numero di skid patch. Un 48×16 si semplifica in 3/1, una sola zona di contatto, e il copertone cede lì in poche settimane. Un 46×16 diventa 23/8, otto punti distribuiti. Un 48×17, con 17 numero primo, ne dà diciassette, l’usura più uniforme possibile. Se sapete bloccare con entrambi i piedi avanti, i punti raddoppiano.

Il conto vale solo se frenate di gambe. Con i freni installati, e l’articolo 68 del Codice della Strada ne impone uno indipendente per ciascun asse su strada aperta, il problema si ridimensiona e potete scegliere guardando solo cadenza e terreno. I calcolatori di riferimento per queste combinazioni restano quelli di Sheldon Brown.

Cambiare rapporto in pratica

Conviene quasi sempre toccare il pignone, non la corona: costa meno, si smonta con due chiavi e ogni dente sposta lo sviluppo di 30-35 centimetri. Servono una chiave a catena per bloccare la corona dentata e una chiave per la ghiera. Passare da 16 a 17 denti su una corona da 48 vi porta da 6,32 a 5,94 metri, abbastanza da sentirlo sulla prima salita.

Due avvertenze. Su forcellino orizzontale avete circa due denti di margine per lato prima di restare senza corsa per tendere la catena, e il pignone deve avere il passo giusto, quasi sempre 1/8 di pollice su fixie da strada. A parità di sviluppo, poi, corona e pignone grandi (48×17 invece di 42×15) distribuiscono lo sforzo su più denti e durano di più. Se la bici di partenza è una entry level con trasmissione scadente conviene cambiare tutto il pacchetto: i modelli che valgono i soldi sono in bici single speed economiche sotto i 500 euro.

Domande frequenti

Qual è lo sviluppo migliore per iniziare con una fixie?

Un 46×17 o un 48×18, cioè fra 5,6 e 5,7 metri. Sono abbastanza corti da permettere ripartenze da fermo senza affaticare le ginocchia e da lasciare margine sulle prime salite, abbastanza lunghi da non farvi girare a vuoto sui rettilinei. Da lì allungate togliendo un dente al pignone quando la cadenza vi sembra troppo alta.

Cosa cambia fra rapporto e sviluppo metrico?

Il rapporto è il numero puro corona ÷ pignone (per esempio 2,88) e ignora la ruota. Lo sviluppo metrico moltiplica quel numero per la circonferenza di rotolamento e vi dà i metri percorsi a ogni giro di pedivella (6,05 m). Solo lo sviluppo è confrontabile fra bici con ruote diverse, ed è la misura usata in Italia. I gear inches dei siti americani sono un terzo modo di dire la stessa cosa: diametro ruota in pollici per il rapporto.

Come calcolo lo sviluppo con ruote 650b o 26 pollici?

La formula non cambia, cambia solo la circonferenza: una 650bx47 misura circa 2,10 m, una 26×1,75 circa 2,07 m. Il dato più affidabile resta la misura diretta. Segnate un punto sul copertone, fate rotolare la bici per un giro completo con il vostro peso in sella e misurate la distanza fra le due impronte.

Views: 349

Pedalata su bici da corsa, uomo con abbigliamento sportivo, panorama naturale, gustare il ciclo bike, passione per il ciclismo, avventure in bicicletta, bike lovers, escursioni ecologiche, stile di vita attivo.
Simone Rogini

Appassionato di avventura e sport all'aria aperta. La sua bicicletta, una Graziella modificata e fatta in casa. Una bicicletta versatile che, come il suo proprietario, trascende ogni tipo di attività. Viaggiatore di lungo corso (Parigi-Città del Capo, Great Divide, tour delle Dolomiti...), Simone può anche essere visto sulle strade della pianura Padana con i panni dell'avventuriero urbano. Giornalista e autore, su questo blog condivide le sue esperienze e il suo punto di vista sulle molteplici sfaccettature della cultura ciclistica.

TrasparenzaAlcuni link in questa pagina sono affiliati: se acquisti tramite loro possiamo ricevere una piccola commissione, senza costi aggiuntivi per te. Non cambiano il nostro giudizio.
Simone Rogini

Appassionato di avventura e sport all'aria aperta. La sua bicicletta, una Graziella modificata e fatta in casa. Una bicicletta versatile che, come il suo proprietario, trascende ogni tipo di attività. Viaggiatore di lungo corso (Parigi-Città del Capo, Great Divide, tour delle Dolomiti...), Simone può anche essere visto sulle strade della pianura Padana con i panni dell'avventuriero urbano. Giornalista e autore, su questo blog condivide le sue esperienze e il suo punto di vista sulle molteplici sfaccettature della cultura ciclistica.

Altri articoli dell'autore

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *