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Abbigliamento ciclismo invernale: come vestirsi a strati

Luca Sarletti
Redazione
VerificatoAggiornato · Luglio 2026 · 9 min
Abbigliamento ciclismo invernale: come vestirsi a strati
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Per pedalare d’inverno servono tre strati più la protezione delle estremità: una maglia intima aderente che sposta il sudore (lana merino da 150 a 250 g/m² oppure fibra sintetica), un secondo strato termico a maniche lunghe, e un guscio antivento sul davanti. Sotto i 10 gradi si aggiungono salopette lunga termica, guanti invernali, copriscarpe e una fascia o un sottocasco. La regola pratica che uso da anni: vestiti in modo da sentire un filo di freddo nei primi cinque minuti. Dopo un quarto d’ora di pedalata il corpo produce calore e quello che sembrava giusto da fermo diventa troppo.

Il resto dell’articolo mette numeri su questa regola: cosa indossare fascia per fascia di temperatura, quali tessuti reggono davvero, quanto costa mettere insieme un guardaroba completo con marchi che si comprano in Italia.

Cosa indossare per fascia di temperatura

Questa tabella è la sintesi di parecchi inverni passati a sbagliare gli abbinamenti. Le temperature sono quelle percepite alla partenza, non quelle di mezzogiorno: se esci alle sette del mattino, guarda la riga più fredda.

TemperaturaBustoGambeEstremità
Da 15 a 10 gradiMaglia manica lunga leggera oppure manica corta con manicotti, più gilet antivento in tascaPantaloncini con gambali, oppure culotte 3/4Guanti lunghi sottili, calzini alti normali
Da 10 a 5 gradiBase layer merino 150 g/m² a manica lunga, maglia termica sopra, giacca antivento traspiranteSalopette lunga termica non felpataGuanti invernali leggeri, copriscarpe leggeri, fascia paraorecchie
Da 5 a 0 gradiBase layer merino 200 g/m², maglia termica felpata, giacca softshell antiventoSalopette lunga felpata (Roubaix)Guanti invernali imbottiti, copriscarpe in neoprene, sottocasco, scaldacollo
Sotto zero, fino a meno 5Base layer merino 250 g/m² o doppio strato sottile, giacca termica antivento a taglio invernale, gilet come regolatoreSalopette invernale pesante, eventualmente gambali sopraGuanti a manopola o lobster, copriscarpe neoprene da 3 a 5 mm, sottocasco integrale, occhiali con lente chiara
Pioggia, a qualsiasi temperaturaBase layer sintetico (asciuga prima del merino bagnato), guscio impermeabile traspirante sopra lo strato termicoSalopette con trattamento idrorepellenteCopriscarpe impermeabili con cuciture nastrate, guanti impermeabili o sovraguanti

Sotto i 3 o 4 gradi conta più il vento della temperatura. A 30 km/h con 2 gradi la sensazione sulle mani e sui piedi è quella di diversi gradi sotto zero, ed è il motivo per cui le estremità cedono sempre prima del busto.

Strato base: il capo che decide tutta l’uscita

Se sbagli il primo strato, gli altri due non ti salvano. Il suo lavoro non è scaldare, è togliere il sudore dalla pelle e passarlo allo strato successivo. Una maglietta di cotone fa l’opposto: trattiene l’umidità, e appena rallenti diventa una compressa fredda sul torace.

Le due strade valide sono la lana merino e il sintetico. Il merino continua a isolare anche da bagnato e resiste agli odori, grazie alla struttura della fibra e alla finezza inferiore ai 24 micron che la rende non pungente (The Woolmark Company spiega bene la meccanica della fibra). Il sintetico costa meno, asciuga più in fretta ed è la scelta migliore sotto la pioggia o nelle uscite molto intense.

Regola sulle grammature: 150 g/m² per l’autunno e i primi freddi, 200 g/m² per l’inverno vero, 250 g/m² solo se pedali piano o sei di quelli che soffrono il freddo. Chi va forte e suda molto spesso sta meglio con un 150 e uno strato termico in più sopra, invece che con un base layer pesante.

Marchi facili da trovare in Italia: Decathlon con la linea Van Rysel per la fascia d’ingresso, Sportful e Santini nella fascia media, Castelli e l’altoatesina Q36.5 in alto. La differenza vera tra i primi e gli ultimi non è il calore, sono le cuciture piatte e la vestibilità: un base layer economico che fa una piega sotto la spallina si sente per tre ore.

Strato intermedio e strato esterno: dove si gioca la traspirabilità

Lo strato intermedio è quello che scalda: una maglia termica a maniche lunghe con interno felpato, oppure un micropile leggero. Lo strato esterno è quello che ferma il vento e, quando serve, l’acqua.

Su strada la soluzione più comoda è il capo ibrido: membrana antivento davanti e sulle spalle, tessuto termico traspirante sulla schiena e sotto le braccia. È la logica della gamma Perfetto RoS di Castelli, costruita con membrana GORE-TEX INFINIUM WINDSTOPPER, e della linea Fiandre di Sportful, che usa invece membrane Polartec (NeoShell sui modelli Pro, AirCore sui più recenti). Cambia il fornitore del tessuto, non il principio. Con un capo così si copre da soli tutta la fascia tra 12 e 3 gradi, che in pianura padana è l’80 per cento dell’inverno.

Se invece la giornata è di pioggia continua, serve un guscio vero, impermeabile e con cuciture nastrate: la linea C5 di GORE Wear, la Vega di Santini, o le opzioni economiche di Van Rysel. Occhio che l’impermeabilità pura costringe sempre un po’ la traspirabilità, per cui una hardshell indossata a secco ti fa sudare più di quanto ti protegga. Ho messo giù i criteri di scelta in come scegliere la giacca antipioggia da bici, e il confronto tra i due tipi di guscio in hardshell contro softshell.

Il gilet antivento resta il pezzo con il miglior rapporto tra ingombro e utilità: pesa poco più di 100 grammi, sta in una tasca e cambia completamente la discesa dopo una salita sudata.

Gambe: salopette lunga, non pantaloni sopra i pantaloncini

Sotto i 10 gradi la salopette lunga con fondello integrato batte qualsiasi combinazione di pantaloncino più gambali, perché elimina la sovrapposizione di tessuto sull’inguine e non lascia scoperta la zona lombare. Il tessuto di riferimento si chiama Roubaix: sintetico felpato all’interno, liscio all’esterno.

Tre dettagli che valgono più del marchio: il pannello antivento sulla parte anteriore delle cosce e sulle ginocchia, dove il freddo entra per primo; le bretelle abbastanza lunghe da non tirare quando sei in posizione aerodinamica; le zip alle caviglie, altrimenti togliersi la salopette con le scarpe ai piedi diventa un esercizio di equilibrismo.

Le ginocchia meritano attenzione a parte. La regola diffusa nel gruppo, e ha un fondamento pratico, è coprirle sotto i 15 gradi: la cartilagine non ha una vascolarizzazione ricca e il freddo prolungato sulle articolazioni si paga a fine stagione, non durante l’uscita.

Mani, piedi, testa: le estremità decidono quando torni a casa

Il busto lo si copre facilmente. Sono le dita che ti fanno accorciare il giro. Con il freddo l’organismo riduce il flusso sanguigno periferico per proteggere gli organi interni, quindi mani e piedi ricevono meno sangue proprio quando ne avrebbero più bisogno.

  • Mani: guanti invernali imbottiti fino a 0 gradi, modelli a manopola o lobster sotto zero. Guanti troppo stretti peggiorano la situazione, perché comprimono la circolazione. Dettagli e taglie in come scegliere i guanti da ciclismo invernali.
  • Piedi: copriscarpe in neoprene da 3 a 5 mm sotto i 5 gradi, versione impermeabile con cuciture nastrate se piove. Le scarpe da bici sono ventilate per costruzione, per cui senza copriscarpe non c’è calzino che tenga. Misure e materiali in la guida ai copriscarpe da ciclismo.
  • Testa e collo: fascia paraorecchie sotto i 10 gradi, sottocasco integrale sotto i 3. Lo scaldacollo tirato su sul mento serve anche a scaldare l’aria che respiri, cosa che aiuta chi soffre di tosse da freddo.
  • Occhi: lente chiara o gialla. Le lenti scure a gennaio, con la luce bassa delle nove del mattino, tolgono più di quanto proteggano.

Visibilità: d’inverno non è un optional

A dicembre il buio arriva prima delle cinque. In Italia il Codice della Strada, all’articolo 182 comma 9-bis, obbliga chi pedala fuori dai centri abitati da mezz’ora dopo il tramonto a mezz’ora prima dell’alba, e chi transita in galleria, a indossare il giubbotto o le bretelle retroriflettenti ad alta visibilità (testo dell’articolo su ACI). Molte giacche invernali hanno già inserti riflettenti, ma non equivalgono al gilet omologato.

Nella pratica: un capo esterno con dettagli riflettenti su spalle e caviglie, più il gilet ad alta visibilità in tasca per i rientri al buio.

Quanto costa vestirsi bene per l’inverno

Prezzi di listino indicativi in Italia, inverno 2026. Fuori stagione, tra marzo e maggio, gli sconti sul 40 per cento sono normali.

CapoIngresso (Van Rysel, Decathlon)Media (Sportful, Santini, GORE Wear)Alta (Castelli, Q36.5)
Base layer manica lunga15 a 25 euro40 a 70 euro90 a 150 euro
Maglia o giacca termica antivento50 a 80 euro120 a 190 euro200 a 320 euro
Salopette lunga termica40 a 70 euro100 a 170 euro200 a 350 euro
Guanti invernali15 a 25 euro40 a 65 euro80 a 140 euro
Copriscarpe15 a 20 euro35 a 55 euro70 a 110 euro
Kit completocirca 145 a 220 eurocirca 335 a 550 eurocirca 640 a 1070 euro

Dove spendere se il budget è limitato: guanti e copriscarpe prima di tutto, poi la salopette. Il base layer e la giacca da 60 euro di Decathlon fanno un lavoro onesto, mentre i guanti da 15 euro sotto zero non ne fanno nessuno.

Tre errori che ho pagato caro

  1. Vestirsi caldi alla partenza. Si suda nei primi venti minuti, poi il sudore raffredda in discesa. Meglio partire con un filo di freddo e avere il gilet in tasca.
  2. Strati troppo stretti uno sull’altro. L’aria ferma tra un capo e l’altro è ciò che isola. Tre strati compressi scaldano meno di due strati con un po’ di gioco.
  3. Lavare i capi tecnici con l’ammorbidente. Ottura i pori delle membrane e annulla il trattamento idrorepellente. Serve un detergente per tessuti tecnici, senza ammorbidente e senza asciugatrice.

Aggiungo un quarto punto che riguarda la bici e non il ciclista: sale antighiaccio e umidità distruggono catena e cuscinetti in poche settimane. Il promemoria dei controlli è in manutenzione della bici in inverno.

Domande frequenti sull’abbigliamento da ciclismo invernale

Come ci si veste in bici sotto zero?

Base layer in merino da 200 o 250 g/m², maglia termica felpata, giacca invernale antivento, salopette invernale pesante. Sulle estremità servono guanti a manopola o lobster, copriscarpe in neoprene da 3 a 5 mm, sottocasco integrale e scaldacollo tirato sul mento. Sotto meno 3 gradi valuta anche calze in lana merino e una crema barriera sul viso.

Meglio lana merino o sintetico per lo strato base?

Merino se pedali a ritmo medio, se stai fuori a lungo o se fai uscite di più giorni: isola anche da bagnato e non prende odore. Sintetico se vai forte, se sudi molto o se piove, perché asciuga più in fretta e costa meno. Molti capi di fascia media mescolano le due fibre proprio per questo.

Serve una giacca impermeabile o basta l’antivento?

Per l’inverno asciutto italiano, che copre la maggior parte delle uscite, un capo antivento traspirante con trattamento idrorepellente basta e traspira meglio. La giacca impermeabile con cuciture nastrate serve quando la pioggia dura tutta l’uscita o quando le temperature sono vicine allo zero con acqua, la condizione peggiore in assoluto.

Quanto costa un kit completo da ciclismo invernale?

Da circa 145 euro con capi Van Rysel di Decathlon, da 335 a 550 euro restando su Sportful, Santini o GORE Wear, oltre i 640 euro con Castelli o Q36.5. Il conto include base layer, giacca termica, salopette lunga, guanti e copriscarpe. Comprare fuori stagione taglia facilmente un terzo della spesa.

Come si lava l’abbigliamento tecnico invernale?

Ciclo delicato a 30 gradi, detergente specifico per tessuti tecnici, niente ammorbidente e niente candeggina. Asciugatura all’aria, mai in asciugatrice e mai sul termosifone. Sui gusci impermeabili il trattamento idrorepellente esterno va riattivato ogni 8 o 10 lavaggi con uno spray dedicato, altrimenti il tessuto esterno si impregna e la giacca sembra bagnare dentro anche quando la membrana funziona.

Quali colori scegliere per pedalare d’inverno?

Il nero sporca meno e si abbina con tutto, ma con la luce bassa di dicembre è la scelta peggiore per farsi vedere. Meglio tenere il colore acceso sul capo esterno, giallo fluo o arancione, e usare il nero sugli strati sotto, che tanto nessuno vede.

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Luca Sarletti

Sono un appassionato di bici che ha praticato quasi tutti i tipi di ciclismo. Ama il vento tra i capelli, il sole sulle spalle e forse anche gli insetti tra i denti. No, sto scherzando su quest'ultimo punto. Non vado matto nemmeno per le ustioni da strada, ma riconosco che per avere il meglio bisogna fare qualche occasionale capitombolo. Sento che la mia bici è il mezzo su cui può rilassarmi, lasciare i problemi sulla strada, incontrare nuove persone, andare in posti nuovi e vivere una vita avventurosa. Sono pronto a condividere il viaggio con voi.

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